Tenuta di Aljano

Sui colli che separano Reggio Emilia e Modena, c'è la tenuta di Aljano.

Una posizione stupenda, sui colli che separano Reggio Emilia e Modena, c'è la tenuta di Aljano.
In giornate di bel tempo si può vedere la Ghirlandina!
Una cantina moderna vinifica vitigni del territorio (spergola in primis) e vitigni più internazionali, i terreni sono coltivati in modo naturale, intraprendendo la via della Biodinamica.

Proprio in questi giorni è uscita guida dei vini dell'Espresso (che tiriamo in ballo solo quando ci fa comodo :-) che cita positivamente la cantina di Aljano sia per la qualità che per l'ottimo rapporto qualità/valore.

Bravi!
 

LA STORIA
Adagiata sulle morbide colline reggiane, nella Tenuta di Aljano ha preso vita il sogno dell’imprenditore modenese Vittorio Ferioli, della consorte Giulia Giacobazzi e del figlio Marco, da sempre appassionati di vino e di prodotti tipici
delle terre emiliane.
La tenuta di Aljano affonda le sue radici nel lontano Medioevo. Qui la vite è passione e il vino un’arte secolare. In questa terra di grande vocazione, nota sin dall’anno Mille, si estendevano le vigne di Sua Altezza Serenissima il Duca di Modena e Reggio. La ricchezza dei territori di Ventoso e di Jano è da attribuire alla dovizia di “formento, formentone, fava, mestura, spalta, castagne, farina di castagna”*; di non minor importanza la presenza di fichi, mori, ulivi, piante da frutta e vigne. I contadini avevano l’obbligo di piantare almeno 1/2 biolca di vigna ogni
anno “ut habeatur maior boni vini copia”* (per avere una maggior quantità di buoni vini).
Oggi questo antico terreno dà vita a un sogno nuovo, che ha già concesso i primi, pregevoli risultati.

AGRICOLTURA BIODINAMICA

Le viti di Aljano sono coltivate seguendo i principi della biodinamica.
Nata nel 1924 con Rudolf Stainer, questa filosofia esclude totalmente l’utilizzo di sostanze chimiche.
L’agricoltura biodinamica nacque quando Rudolf Stainer, filosofo e fondatore dell’Antroposofia, definì in alcune conferenze gli impulsi scientifico-spirituali per risolvere i problemi che affliggevano in quel tempo l’agricoltura, ormai basata sulla chimica.
Egli, in modo molto lungimirante, gettò le basi per una visione più olistica del sistema suolo-pianta-ambiente, insegnando che un’azienda deve essere in relazione con l’ambiente circostante, con la terra e con il cosmo.
La biodinamica non è un metodo da applicare meccanicamente ma un modo di pensare e di agire che ha lo scopo fondamentale (attraverso l’uso dei preparati biodinamici, la concimazione con sovesci plurispecie e le lavorazioni non invasive del terreno), di aumentare la fertilità del suolo, quindi l’Humus, e di rendere sane le piante in modo che possano autonomamente resistere alle malattie ed ai parassiti, producendo alimenti di massimo grado qualitativo.
L’uso dei preparati biodinamici (500 cornoletame e 501 cornosilice) consente di aggiungere un equilibrio tra la crescita e la qualità della pianta in concomitanza con la specificità del luogo. Questi vengono riattivati a seguito di un processo chiamato dinamizzazione e distribuiti sul campo; inoltre le pratiche agronomiche utilizzate all’interno della vigna, quali il sovescio plurispecie (favino, veccia, graminacee, crocifere), garantiscono anche a terreni più difficili una buona struttura e ricchezza di elementi.

IL TERRENO
Posto da 150 a 300 metri di altitudine, il territorio tipicamente collinare della Tenuta di Aljano conferisce al vino buona struttura e una caratteristica minerale.
Il territorio della Tenuta di Aljano, tipico collinare, presenta un sottosuolo formato da rocce sedimentarie appartenenti alla formazione Epiligure Ranzano-Bismantova, costituite dalle arenarie di Ranzano, marne di Antognola e argille varicolori. Queste ultime, formatesi nel periodo cretacico, presentano striature colorate dovute a ferro, arenaria, zolfo e gesso. La loro presenza è dovuta alla frammentazione successiva della
formazione del rilievo appenninico spostatosi a fondo valle, infatti è possibile trovare cristalli di pirite, calcite, gesso e barite.
Le arenarie di Ranzano sono rocce scure di origine torbitica presenti in grosse bancate formatesi nell’oliocene inferiore (30-35 milioni di anni fa) e caratterizzate da zone di sabbia scura emersa per effetto dell’erosione meteorica.
Le marme di Antognola riconoscibili per l’elevata durezza e scheggiatura appartengono
al miocene inferiore (30-20 milioni di anni fa).

I VIGNETI
Alle pendici dell’antico borgo medievale di Figno, a Jano di Scandiano, si estendono i dodici ettari di vite appartenenti alla Tenuta di Aljano coltivati a Spergola e Cabernet Sauvignon.
Sui terreni della Tenuta di Aljano, la Spergola (vitigno a bacca bianca autoctono della zona di Scandiano e dintorni), viene coltivata con il sistema di allevamento GDC su sette ettari in quattro appezzamenti separati mentre il Cabernet Sauvignon, coltivato a Guyot, occupa i restanti cinque ettari.
I vigneti di Spergola, di età compresa tra i 25 e i 30 anni, hanno una densità per ettaro di 2500 ceppi/ha, mentre il Cabernet Sauvignon piantato nella primavera del 2000 ha una densità di 4000 ceppi/ha. I terreni che oggi ospitano i vitigni della Tenuta di Aljano vengono piantumati con coltivazioni di leguminose, successivamente re-interrate per rilasciare al terreno l’azoto di cui sono ricche. Il terreno argilloso delle colline reggiane risulta così molto più strutturato e ben concimato, e grazie alla pratica biodinamica la vite riesce meglio a reagire autonomamente all’attacco di eventuali parassiti.

DALL’UVA AL VINO

La cantina lavora esclusivamente uve di propria produzione raccolte a mano.

VINIFCAZIONE IN ROSSO
Una volta raggiunto il giusto grado di maturazione stabilito tramite analisi sensoriali ed analitiche, le uve vengono messe in cassette e subito trasportate alla cantina per evitare fermentazioni indesiderate. Qui i grappoli sono selezionati su nastri trasportatori e posti, senza l’uso di pompe, in tini di dimensioni tra i 10 e i 30 ettolitri.

La fermentazione alcolica in presenza delle bucce avviene in circa 8 giorni durante i quali si eseguono rimontaggi e follature; in seguito una successiva macerazione di alcuni giorni dà al prodotto maggiore struttura ed aromi.
Terminata la macerazione, il vino svinato viene collocato in barriques per 8-10 mesi: nei primi 2-3 mesi avviene la fermentazione malolattica; nei mesi successivi il vino si affina attraverso lo scambio di ossigeno dal legno.

VINIFICAZIONE IN BIANCO
Dopo la raccolta e la scelta in cantina, le uve intere a bacca bianca subiscono una pressatura soffice e solamente il mosto ricavato viene posto in serbatoi d’acciaio per la successiva fermentazione a temperature basse, per mantenere aromi e profumi primari.

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